GIULIO RUFFINI di Orlando Piraccini

L’intera vicenda artistica di Giulio Ruffini è oggi largamente conosciuta, ed è merito particolare di Giulio Guberti  averla tratteggiata in occasione della grande mostra ravennate  del 1997 anche scavando tra le pieghe più nascoste di una personalità sicuramente complessa e dai tratti non comuni. Ma anche altri hanno scritto sul pittore e sui passaggi cruciali della sua attività.

     

In questa sede può dunque essere sufficiente riferire in forma riepilogativa la biografia del maestro ravennate i cui natali risalgono all’ anno 1921 nella piccola località di Villanova di Bagnacavallo. Figlio unico di padre operaio e di madre bracciante agricola, frequenta le scuole tecniche, manifestando nel contempo una particolare predisposizione per le pratiche artistiche ed in particolare per il disegno. Nel 1942 comincia a frequentare la Scuola di Arti e Mestieri di Cotignola diretta da Luigi Varoli.

Nell’ immediato dopoguerra inizia l’ attività artistica partecipando a diversi concorsi di pittura. Nel 1951 ottiene il “ Premio Diomira” a Milano, nel 1952 vince il “Premio Suzzara” con un opera intitolata “Pietà per il bracciante ucciso”, considerata con merito dalla critica al punto da accreditare l’ artista nell’ ambito del movimento realista. Nel  1953 vince il I° premio alla “Biennale Romagnola” di Imola. Nel 1954 allestisce la sua prima personale al Circolo di Cultura di Bologna ed è presente con due dipinti (Vaso con cestino di foglie e Due braccianti che riposano ) alla Biennale di Venezia. Nello stesso anno dipinge la sua prima “crocefissione” , un tema largamente praticato dall’ artista per tutto il decennio successivo con opere attestanti  una progressiva accentuazione di accenti dolorosi e drammatici.

Nel 1955 è invitato alla Quadriennale di Roma ed alla mostra “60 artisti del prossimo trentennio” , ideata ed allestita a Prato da Carlo L. Ragghianti. Con “Eccidio di partigiani” è premiato alla “Mostra della Resistenza” di Ferrara del 1955.

Verso la metà degli anni Cinquanta inizia a frequentare Mattia Moreni, già incontrato dall’ artista al tempo dell’ alunnato varoliano,ed esperimenta forme di convergenza fra il linguaggio realista e le poetiche informali. Nel 1957 inizia l’ attività di insegnante al Liceo Artistico di Ravenna.

Nel 1960 vince il secondo premio al “premio Suzzara” come anche nel 1967. Nel  1963 ottiene un importante riconoscimento al “Premio Silvestro Lega” di Modigliana con “Lamentazione”, un grande bozzetto realizzato dieci anni prima. In un contesto di rottura rispetto ai tradizionali canoni figurativi,senza tuttavia allontanarsi dalle tematiche sociali,verso la metà degli anni Sessanta inizia a dipingere la serie degli “Incidenti” con grovigli di corpi umani e di auto tragicamente evocativi di una condizione umana mortalmente segnata anche dal fenomeno della trasformazione metropolitana del territorio.

Nel 1965 vince il I° premio cartone per mosaico “Omaggio a Dante” a Ravenna. Nel ’67 è per la prima volta presente con successo al “Premio Campigna”, l’ importante rassegna nazionale  d’arte di Santa Sofia. Un anno più tardi esce la monumentale monografia curata da Raffaele De Grada per le edizioni La Bottega di Ravenna.

L’ ultimo scorcio degli anni Sessanta segna il pieno ritorno di Ruffini alla figurazione, con un progressivo abbandono dei valori peculiarmente espressionistici che avevano segnato l’ opera dell’ ultimo periodo a favore di una valenza simbolica ed allegorica delle immagini. Prende corpo, a partire dal 1967, la ricerca sostanzialmente introspettiva dell’ artista, risolta mediante intimistiche sovrapposizioni di realtà e di memoria. Inizia la serie intitolata “Scomparsa della Romagna”, strettamente connessa ad altri filoni tematici come i “Monumenti” (quelli alla madre, al contadino e al poeta contadino), le “Rovine”, le “Archeologie”, tutte dedicate al mondo rurale, al suo paesaggio, alla sua cultura, mentre è al disegno ed all’incisione che il pittore preferisce affidare anche motivi di satira politica e di racconto sulla storia d’ Italia e la realtà nazionale.

Tra gli anni Settanta e Ottanta l’ artista opera intensamente sia in campo pittorico che in quello grafico e incisorio. Si fanno più rade, invece, le sue apparizioni pubbliche. Nel 1970 viene allestita un’ importante mostra personale di sole opere grafiche al Centro Attività Visive Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Nel 1971-72 è presente alla Biennale d’ Arte “Città di Milano” e alla quarta edizione della Biennale Internazionale d’ Arte “Morgan’s Paint”.Nel 1974, viene allestita una grande mostra antologica a Faenza nell’ ambito della rassegna “Tre artisti in Romagna” (Piraccini, Ruffini, Sartelli ), presentata da Francesco Arcangeli.

Nel  1974 e nel ’76 partecipa a due importanti rassegne di grafica: “Disegno satirico e politico” a Forte dei Marmi, “Disegno e Piccola Scultura” a Milano. Sono di questi anni anche diverse personali a Milano, Bologna, Forlì. Nel 1980 è invitato alla mostra “Arte e mondo contadino” allestita a Torino e a Matera. Mostre personali gli vengono dedicate dalle amministrazioni comunali di Lugo e Alfonsine nel 1988. Nello stesso anno è presente alla Biennale Nazionale di Grafica “A. Martini” di Oderzo ed alla mostra “Segni  nella Romagna” a Bagnacavallo. Nel 1991 viene allestita la personale “Arte come storia” al Museo del Senio di Alfonsine.

Il  26 ottobre 1997 si inaugura alla Loggetta Lombardesca l’ “antologica” promossa dal Comune di Ravenna. Nel 1999, il “ corpus “ incisorio di Giulio Ruffini  viene presentato  al Centro Culturale Polivalente di Bagnacavallo. Due anni più tardi sue opere  figurano alla mostra “Pittura in Romagna. Aspetti e figure del Novecento”, promossa a  Cesena dalla Banca Popolare dell’ Emilia Romagna.

Alla primavera-estate del 2002 risale la grande mostra intitolata “Scomparsa della Romagna”,allestita a Palazzo Albertini di Forlì e successivamente trasferita al Museo San Rocco di Fusignano. E’ del dicembre 2006 la mostra “G. Ruffini – Lavoro e Memoria  “Palazzo Marini” di Alfonsine.

Nel 2007-’08 apre alla sala “Manica Lunga” della Biblioteca Classense di Ravenna la personale “G. Ruffini – L’Occhio del Poeta".